Reflusso gastroesofageo e faringolaringeo: perché non sono la stessa cosa
- Dott.ssa Alessandra Berlusconi

- 24 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Quando si parla di reflusso, la maggior parte dei pazienti pensa al classico reflusso gastroesofageo, ma in realtà esistono due forme diverse che coinvolgono distretti differenti e che si manifestano con sintomi anche molto diversi tra loro.
Conoscere questa distinzione è fondamentale per riconoscere correttamente i segnali del corpo e rivolgersi allo specialista più indicato.
Reflusso gastroesofageo e sintomi più comuni
Il reflusso gastroesofageo è la forma più conosciuta e riguarda la risalita dei succhi gastrici dallo stomaco verso l’esofago. I sintomi sono generalmente ben riconoscibili e comprendono:
senso di pesantezza dopo i pasti
digestione lenta
bruciore (pirosi)
eruttazioni
Questi disturbi sono spesso più evidenti in posizione sdraiata o dopo pasti abbondanti e vengono facilmente associati a un problema digestivo.
Reflusso faringolaringeo e sintomi atipici
Esiste però una seconda forma di reflusso, meno conosciuta ma molto diffusa, chiamata reflusso faringolaringeo. In questo caso, il materiale acido risale fino alle vie aerodigestive superiori, irritando faringe e laringe.
I sintomi sono più sfumati e spesso non vengono subito collegati al reflusso. Tra i più
frequenti troviamo:
tosse secca e stizzosa, soprattutto durante il giorno
mal di gola persistente
alterazioni della voce (disfonia)
sensazione di irritazione alla gola
sensazione di corpo estraneo in gola (globo)
disturbi che possono coinvolgere anche naso, occhi e orecchie
A differenza del reflusso gastroesofageo, questi sintomi non si manifestano tipicamente quando si è sdraiati, ma possono essere presenti durante la giornata.
Quando rivolgersi all’otorinolaringoiatra
Molti pazienti con reflusso faringolaringeo arrivano dallo specialista ORL proprio per questi sintomi localizzati alla gola o alla laringe. La valutazione otorinolaringoiatrica permette di osservare direttamente lo stato delle mucose delle vie aeree superiori.
Attraverso l’utilizzo della fibroscopia, una piccola telecamera che consente di visualizzare le strutture interne, lo specialista può identificare eventuali segni di irritazione e orientare la diagnosi.
Terapia e gestione del reflusso
Il trattamento del reflusso, in particolare di quello faringolaringeo, si basa su un approccio combinato che include modifiche dello stile di vita e, quando necessario, terapia farmacologica.
Tra le principali indicazioni troviamo:
attenzione alla dieta, evitando alimenti che favoriscono il reflusso
riduzione del peso corporeo quando indicato
sospensione del fumo
Dal punto di vista farmacologico, si possono utilizzare:
mucoprotettori a base di alginato, che creano una barriera protettiva
sostanze con azione lenitiva e antinfiammatoria, come l’aloe
in alcuni casi, farmaci più specifici come gli inibitori di pompa protonica (gastroprotettori)
La scelta della terapia dipende sempre dalla valutazione clinica e dalla severità dei sintomi.
Perché è importante riconoscerlo
Il reflusso faringolaringeo è spesso sottodiagnosticato proprio perché non presenta i sintomi tipici del reflusso gastroesofageo. Questo può portare il paziente a sottovalutare il problema o a non collegarlo alla reale causa.
Riconoscere precocemente i sintomi e rivolgersi allo specialista permette di intervenire in modo mirato, migliorando la qualità della vita e riducendo l’irritazione delle mucose nel tempo.
Quando rivolgersi allo specialista
Se soffri di tosse secca persistente, mal di gola frequente o sensazione di irritazione alla gola senza una causa apparente, è consigliabile effettuare una valutazione otorinolaringoiatrica.
Una diagnosi corretta consente di distinguere tra le diverse forme di reflusso e di impostare il trattamento più adatto.
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Contatti e approfondimenti
Dott.ssa Alessandra Berlusconi
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